[ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHITETTI ITALIANI]

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In risposta a: Non si dica che anarchit esagera!

venerdì 17 novembre 2006

Diceva Wiston Churcill «la democrazia è il peggior sistema di governo, ma è l’unico giusto». E’ meglio una democrazia che ci affama o una dittatura che ci sazia? L’Architetto è figlio del regime fascista. All’epoca di Alberto Calza Bini e di Enrico Del Debbio (segretari, prima l’uno e poi l’altro, del sindacato fascista architetti) gli architetti lavoravano, ma non c’era la democrazia. Oggi c’è la democrazia e gli architetti stringono la cinghia fino all’ultimo foro: il foro italico (quello di Del Debbio). Nonostante ciò sono per la democrazia, perché è giusta, perché dà, ad ognuno e ad ogni gruppo, il destino che si merita. Esattamente quello che si merita; né più, né meno. Perché gli architetti dovrebbero avere un destino migliore di quello che si profila all’orizzonte, se hanno espresso i Consigli degli Ordini e il Consiglio Nazionale che ci ritroviamo? Proprio il dittatore osannato da Calza Bini e Del Debbio diceva «Bisogna bere l’amaro calice fino alla feccia. Solo toccando il fondo si può risalire verso le stelle. Solo l’esasperazione di essere troppo umiliati darà agli italiani la forza della riscossa.» Nei Vangeli il calice è simbolo di martirio (e si sa che io mi rifaccio al Vaticano II). Anarchit non esagera. Dice le cose come stanno. Ha, anzi, il pregio di sintetizzare l’essenziale. Il processo, però, è inarrestabile. E’ solo ritardabile. Mastella ha assicurato che non si andrà verso la soppressione degli Ordini e questi, tranquillizzati, festeggiano l’accordo distribuendo gratuitamente qualche credito formativo ai fini della formazione professionale continua. I crediti successivi li pagheremo cari e amari. Dovremo pagare anche gli stipendi ai Consiglieri, giacché molti progetti di riforma prevedono che «le indennità dei consiglieri sono stabilite in modo da assicurare lo svolgimento del mandato senza pregiudizio economico». Gli architetti, prima o dopo, capiranno che - come sta scritto sul monumento ai caduti americani - freedom is not free: la libertà non è “aggratis” (come si dice a Roma). La libertà si conquista, con duri sacrifici. L’umanità si migliora, migliorandosi (ognuno di noi). Saremmo degli ingenui se pensassimo che qualcuno risolva i nostri problemi, magari anche con qualche riluttanza da parte nostra. Accettiamo il succedersi degli eventi con serena disperazione. Diceva von Molte (che di questi fatti se ne intendeva) «la strategia è un sistema di ripiegamenti». Resistiamo al male senza paura e senz’ira. Poniamoci nelle condizioni migliori per risalire rapidamente, una volta toccato il fondo. Il dissenso dovrà estendersi, seppure lentamente, ma inesorabilmente. Giovanni Loi va clonato: dovrà apparire un Giovanni a Roma, uno a Firenze, uno a Torino e via dicendo. Il dissenso dovrà essere pieno e maturo nel 2008, allorché, dal 29 giugno al 3 luglio si terrà il congresso mondiale degli Architetti a Torino. La spallata finale dovremo darla nel 2009, con le elezioni di rinnovo dei Consigli degli Ordini, in tutta Italia. Conviene, sin da adesso, formare dei “nuclei” di lista, con molta prudenza, scegliendo i soggetti più determinati e creando un coordinamento nazionale. Occorre coinvolgere i giovani e trovare chi ha le capacità organizzative necessarie. Bisogna, nonostante le nostre difficoltà, racimolare qualche Euro, per finanziare le iniziative. Al momento vedo due cose importanti da fare: 1) prepararsi a raccogliere e gestire la protesta che ci sarà immediatamente dopo il varo della riforma delle professioni, 2) sostituire la foto di Giovanni in coda al pezzo Non si dica che Anarchit esagera! Torniamo alla foto sorridente di prima (quello che vedo adesso è la vera immagine della sofferenza).

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