ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHITETTI ITALIANI
Associazione e sito in costruzione

Flashback

domenica 11 giugno 2006

Una sera, Sirica, agli inizi della sua ascesa, in una cena, sulle colline che guardano il Crati e i suoi pendii, al tempo degli smottamenti dei “ragni” avvenuti sui pendii di Sarno, andando con la mente alla sua terra commentò: <<...non sempre queste burocratiche specializzazioni hanno senso. Tutti questi soldi spesi da ingegneri e da geologi, non hanno portato a nulla se non le frane. A pensare che il Vanvitelli, nonostante fosse un architetto, aveva capito e risolto il problema! >>. Feci notare che non sono le norme che formano gli esperti ma i buoni insegnanti nelle università, le possibilità di accesso alla professione e l’umiltà di leggere i segni che gli uomini, nel tempo, hanno prodotto sul territorio. In Vanvitelli vi era semplicemente tutto ciò e la possibilità di studio e di lavoro l’ebbe ancor prima, da giovane, seguendo il padre che era stato incaricato, dai romani, del controllo del Tevere. Feci notare anche che gli architetti e le loro scuole dovrebbero avere una missione, conservare la cultura dell’unicità del progetto. Annuì consenziente. Purtroppo il percorso che lo ha portato al controllo dell’Ordine e del CUP, gli ha fatto dimenticare quel “patto” dei sentimenti o, semplicemente, mi espressi così male da influire in senso avverso. Fu comunque una piacevole serata, con tanti amici! Per capire l’abbaglio basterebbe riflettere sul fatto che, a forza di atterrire con l’errore professionale per piazzare assicurazioni, da noi ormai si fanno ponti a botta di travi semplicemente appoggiate e strade a botta di palificazioni; ciò è sotto gli occhi di chi vuol vedere. Così come avviene per gli ospedali, che si costruiscono con corpi semplici, ad imitazione di quelli americani privi della mediazione di quanto in Italia si è fatto, creando ovunque spazi autoritari e segreganti che ora necessita umanizzare, anche perché si ha più cognizione di cosa è la malattia. Ancora, perversamente, imitando i “maestri” americani, squisitezza delle Società di Ingegneria esperte in “architettura ospedaliera”, sono pervenuti alla rivelazione che si deve consentire “... che le viste interne, offrano possibilità di comunicazione immediata per facilitare, con il campo visivo, la formazione di mappe mentali di orientamento, creando patii, cortili, terrazzi, giardini, paesaggi, passeggiate, spazi salotto ove vi sono poltrone e rivista sui tavoli...” cose che hanno sempre avuto sotto gli occhi, ma non hanno percepito perché la loro mente non le conosceva e per aver confuso cultura del progetto con progresso digitale. Capaci “questi” comunque di contrabbandare, grazie alla loro superiorità economica “le sensazionali scoperte” dette come prodotto da avocare a se, perché Esperti della materia. I tecnici usciti dalla nostra impostazione universitaria, di errori di progetto, in Italia, non ne hanno fatti tanti da giustificare una legge che acconsente l’esproprio capitalistico della mente, se non le stragi date dalla speculazione di impresa e dalle errate scelte di pianificazione politica, semmai l’errore è di come si arruola, della mancanza di concorsi di progettazione degni di questo nome. A nessuno importa che in Italia, questa nuova politica, stia favorendo soluzioni sorpassate e sicure che fanno lievitare i costi verso le stelle, impoverendo scienza, tecnica, progetto. A beneficio di chi? E’ questa la cultura contro cui misurarsi, che vogliono consolidare e che ha generato, la “laurea breve”, le “laurea ministeriale”, i mille inutili corsi di ingegneria e che ora pretende l’imposizione della “Verifica della permanenza dei requisiti”.

Cosimo Montera

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