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A proposito del livore, ricevo e pubblico volentieri

Ricevo via mail un commento di Tomaso Gray (Co.Di.Arch. Milano). Per completezza segue il suo precedente commento spedito via mail anche ad altre persone.

venerdì 23 giugno 2006 : Giovanni Loi

Mi spiace costringervi a leggere le polemiche personali ricevute via mail da chi preferisce non intervenire direttamente sui contenuti degli articoli con la consueta formula "rispondi all’articolo". Ma, visto che vengo personalmente accusato di particolari nafandezze, preferisco farlo così, senza rispondere direttamente alla mail e senza commenti.
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Il 23 giugno Tomaso Gray scrive a Giovanni Loi una mail dal titolo “il livore nuoce, digli di smettere!”:

E’ un peccato non sapere il nome del destinatario della tua risposta semi-privata perchè nel variopinto mondo c’è spazio per tutti, a maggior ragione per coloro che per onestà intelletuale usano esprimersi in maniera trasparente.

Manca infatti nel sito anarchit ogni riferimento utile a capire il senso del tuo articolo "il livore, una brutta bestia!"; và da se che la mancanza di termini (oltre che di nomi) in un contradditorio ne compromettono artatamente, come è già avvenuto in un recente passato, il senso logico risultando così, ai colleghi che seguono le tue rubriche, vieppiù obliquo.

In quanto a Loos, al di là della dotta citazione, ho l’impressione che venga chiamato in causa, più che per risolvere i problemi di natura professionale per i quali ognuno di noi si impegna da tempo, per legittimare delle irrisolte ambizioni artistiche.

Con la prece che questa mia venga pubblicata sul tuo sito, ti saluto cordialmente.

Tomaso Gray

Il 21 giugno 2006 Tomaso Gray scriveva a Giovanni Loi e ad altri, una mail dal titolo: “il signor nessuno”

Anch’io sono un architetto come altri, nel senso che opero nel campo dell’ edilizia (l’Architettura non la pratico più da quando ho smesso di insegnare al politecnico) da mane a sera per procurarsi onestamente il necessario per la decorosa sopravvivenza di se e, nel caso specifico, della famiglia.

Quando riesco a mettere insieme le numerose voci che concorrono a definire un lavoro in quanto tale, penso di farlo in una maniera che, talvolta, mi gratifica anche dal punto di vista intellettuale.

A queste comuni attività aggiungo, per senso civico e professionale, una grande passione; che per semplicità chiameremo CODIARCH.

In questo consesso ho avuto modo di venire a contatto con realtà analoghe alla mia, daccui una condivisione di intenti e di stima per i colleghi con i quali ho avuto modo di lavorare.

Tutto ciò, nonostante le debite differenze fra di noi, si è sempre svolto all’interno di una dialettica, anche molto vivace, basata sulla fiducia e, ripeto, sulla stima sia umana che professionale.

Dà un pò di tempo invece qualcosa è cambiato: le missive del collega Loi ne sono l’esempio più chiaro.

Laddove la differenza di punti di vista, in merito al comune obbiettivo, era un momento di grande importanza politica per meglio affinare le posizioni da intraprendere, oggi si è trasformato in una compulsiva produzione di email atte a screditare in maniera obliqua, con pratica millenaria, l’altrui operato.

Spero che comunque tutto ciò non ci indebolisca, o renda grottesco il nostro operato, per poter modificare l’attuale stato di cose in modo da lasciare a chi verrà dopo di noi qualcosa di meglio di quanto abbiamo trovato.

In fine un appunto, anche per i posteri: meglio trovare una propria dimensione il più aderente alla realtà, bella o brutta essa sia, che oscillare in maniera prode fra Mozart e Cipputi.

Tomaso

Giudicate voi!

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