
Nel pomeriggio di ieri mi sono recato al Castello.
Munito dei necessari strumenti da combattimento, ho affrontato l’Ostile Assemblea dei Cortigiani, riunita per ascoltare la Parola del Signore - Pardon! - dell’Architetto che aveva il compito di informarci sui protocolli prestazionali.
Ero, forse, prevenuto?
Ebbene si, lo ammetto!
E come avrei potuto fare a meno di esserlo, viste le premesse?
Ho sentito da subito esattamente tutto ciò che mi aspettavo di sentire.
E ZAC...a un certo punto lo scatto felino alla Gioele Dix - un auto_architetto, inc...ato come una BBestia!
(Per essere maggiormente colto e +o- in linea con lo stile istituzionale, avrei forse dovuto dire alla Momo, ma sembra che, così, sia troppo colto e non mi capisca più neanche il Cortigiano medio.)
Metti assieme infatti due Dei dell’Olimpo, il nuovo Codice Deontologico, le parcelle On-Line e i protocolli prestazionali presentati come la nuova ideologia dell’anti "Merkato senza regole" ed ecco che ottieni un mix esplosivo che fa scatenare il solito LOTAR, il famoso ribelle di Sardonia.
Ma non è così!...grido io. Non si può accettare una affermazione simile alla luce delle recenti interpretazioni dell’Antitrust!
Ecco la solita zelante ambasciatrice del VERBO SUPREMO esclamare: "ZITTO tu, che fai schifo! Sei brutto ed anche molto cattivo! Mettiti "in fila per tre" e lasciami ascoltare il VERBO dei buoni! ...Non sono qui per ascoltare le tue stupidaggini!"
Baraonda, urla...
Tremante dalla rabbia per ciò che continuavo ad udire in religioso silenzio, mi preparavo a contrastare, di fioretto, chi mi aveva appena dato del: CONFUSO, ovvero... Colui che confonde.
A chi...CONFUSO!...dico io
Da che pulpito proviene la predica!...esclamavo dentro di me, attendendo nervosamente il momento giusto per replicare.
Mi scusi, gentile Architetto, uomo di poca fede ... Le dispiace ripetere al suo personale auditorio perchè mai io sarei CONFUSO?
E giù la solita trita spiegazione sulla differenza tra le tariffe minime obbligatorie che non sarebbero più obbligatorie ma solo di riferimento, perché Bersani non le ha mai abrogate...
E così, costretto ad estrarre gli strumenti da combattimento, rispondo colpo su colpo.
Cito le parole dell’Autorità preposta alla interpretazione autentica delle norme sulla concorrenza (tanto per far incazzare un po’ l’intellighentia gauchiste che si rode dentro in questi giorni convulsi).
CITAZIONE:
(Avertenza: leggere con calma e con la massima attenzione)
2. Determinazione dei compensi
14. La fissazione di tariffe da parte di un organismo rappresentativo di una categoria, ancorché non vincolanti, secondo l’orientamento nazionale e comunitario, produce l’effetto di uniformare i comportamenti di mercato degli iscritti in merito ad una delle principali forme in cui si esplica la concorrenza, ossia il prezzo di vendita del servizio. Secondo il diritto antitrust, i professionisti sono imprese e l’ordine, in quanto ente rappresentativo di imprese, è un’associazione di imprese, assoggettato quindi alle regole antitrust. I tariffari adottati da enti rappresentativi di imprese, ancorché attive nella fornitura di prestazioni professionali, costituiscono deliberazioni di associazioni di impresa, ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge n. 287/90 e dell’art. 81 del Trattato CE, suscettibili di essere sindacate sotto il profilo antitrust. I tariffari, finalizzati alla fissazione orizzontale dei prezzi di fornitura di prestazioni professionali, costituiscono restrizioni della concorrenza in violazione del diritto antitrust. Parimenti le norme deontologiche, contenute nei codici deontologici adottate da organismi rappresentativi di imprese, che impongono espressamente il rispetto dei tariffari ovvero che a questi rinviano tramite il riferimento a clausole generali, quali il decoro o la dignità della professione, come parametri per la determinazione del compenso professionale, per le ragioni anzi dette, costituiscono restrizioni della concorrenza in violazione del diritto antitrust.
Cito quindi il Codice Civile che riporta il Trattato UE, CE, la Costituzione italiana...eccetera, eccetera, eccetera.
Macché...Nulla di fatto...Il dotto collega insiste: "questa è una tua personale interpretazione!"
Ma cosa dici!...Ho appena citato l’ultima indagine dell’Autorità per la concorrenza ed il mercato, le norme sulla concorrenza nazionale e sovranazionali che abbiamo sottoscritto per entrare in Europa.
"Ma non le ho sottoscritte IO!" ... ribatte stizzito l’Architetto di poca fede.
Allora scusa, caro Architetto di poca fede, ti dispiace elencarmi i mercati tipici dell’economia di mercato?
Silenziooo tombale...!
Allora te li elenco io... Architetto di pochissima fede!
Mercato oligopolistico.
Mercato di concorrenza monopolistica.
Mercato di concorrenza perfetta.
In che mercato ci troviamo oggi noi architetti?... Esordisco io
In un mercato di concorrenza perfetta?
Altra interruzione...Baraonda..."Dove vuoi arrivare?"..."Che cosa ci vuoi dire?"..."Spiegati!"
Se mi fate finire il ragionamento...
Va bene...ho capito l’antifona...allora me ne vado...andate in pace, donne e uomini di poca fede...fate parlare sempre e solo chi vi fa comodo!
Fate pure...fatevi pure irretire dalle presunte verità scientifiche che vi raccontano di mercati inesistenti e di tariffe mai abrogate che però sono abrogate, ma in realtà non abrogate perché, se fossero abrogate, non sarebbero effettivamente abrogate, perché...B...B... Bersani ... non le ha mai abrogate!
"Ma l’Antitrust non è DIO!"...esclama ancora qualcuno!
E voi lo siete ancora meno...penso io...
PS:
Credo molto seriamente che sia arrivato il momento di stabilire, una volta per tutte, quali norme vigano effettivamente in questo disastrato Paese, perché, così, anche noi architetti non possiamo più andare avanti.
Ognuno qui interpreta la baraonda legislativa nostrana a suo uso e consumo. Se ha anche solo un pizzico di potere in più degli altri, monta in cattedra e diventa un inteprete ’autentico’ delle leggi che più gli fanno comodo, dimenticando artatamente che ne esistono altre più recenti che contraddicono quelle che fanno comodo a lui.
Il sistema legislativo italiano è un sistema molto, troppo complesso per essere ben conosciuto da chiunque e questo è ancora più vero là dove si è volutamente giocato sulla incertezza del Diritto a vantaggio di uno Stato concepito come Padrone assoluto, rispetto ai cittadini sempre considerati dei semplici sudditi.
In questo Stato che ha sempre RAGIONE, anche quando non ce l’ha, grazie alle leggi del Ventennio e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, volutamente mai abrogate da chi si dichiarava antifascista, noi architetti siamo sottoposti al controllo di colleghi concorrenti che si improvvisano giuristi nell’intepretare leggi e regolameni a loro esclusivo ed insindacabile giudizio, disconoscendo oggi addirittura i poteri affidati, dallo stesso Stato e dalla Unione Europea, alle Autorità garanti della concorrenza e del mercato.
Ebbene, credo sia arrivato il momento che la si pianti definitivamente con l’apologia delle tariffe, siano esse minime, massime, di riferimento o quant’altro, facendo credere ai meno informati (di chi?) che una legge del 1949 che contraddice i Trattati comunitari, la libera circolazione dei professionisti in Europa e quindi le nuove norme sulla concorrenza, sia ancora in vigore o legittima.
Altrimenti qui non si capisce più niente!
E parlo ovviamente di questioni che nessuno di noi può più delegare ad altri, perchè come si sa, ahinoi: ignorantia legis non excusat.
Nell’ormai lontano 1999, nella mia veste di VP di Federarchitetti, fui delegato dalla Giunta Nazionale FA, a rappresentare l’Associazione in un tavolo congiunto, costituito presso la sede del CNA a Roma, a cui partecipavano allora i rappresentanti di Inarcassa (Presidente e VP), CNA (Consiglieri), CNI (Presidente e consigliere), SNILPI (VP e consigliere), Federarchitetti (VP e Consigliere) ed alcuni altri rappresentanti di associazioni di Ingegneri dipendenti (di cui ora non rammento le complicate sigle). Il tema era quello di aprire un fondo previdenziale dentro ad Inarcassa per colleghi architetti ed ingegneri non professionisti, con rapporto di lavoro dipendente.
Tralasciando il tema specifico testé ricordato, che in questa sede non dovrebbe interessare, ricordo che nelle more della discussione ci trovammo a disquisire sulla rappresentanza degli architetti e degli ingegneri, sull’interpretazione di allora dell’Autorità Antitrust, che vedeva gli Ordini Professionali come un vulnus tipicamente italiano da abolire e sulla non legittimità della Tariffa professionale ed in particolare sui minimi inderogabili.
E’ chiaro che stavamo parlando di corde e cordoni in casa dell’impiccato, per cui le tesi che noi delle Associazioni portavamo a pieno sostegno dell’interpretazione dell’Antitrust, nel tema specifico, venivano rigettate come una sorta di attacco al consueto ed ancora attuale schema "gerarchico" costituito.
le frasi che ricordo sono molto simili a quelle riportate nel "pomeriggio da incubo" che ho appena letto.
"I MINIMI TARIFFARI SONO UN DOVEROSO RICONOSCIMENTO DELLA NOSTRA PROFESSIONALITA’" - ci veniva detto.
"I minimi sono l’appiattimento della professionalità" - ribattevano le associazioni.
"l’ANTITRUST, POI NON DECIDE NULLA, CHI SARA’ MAI COSTEI, SARA’ IL GOVERNO EVENTUALMENTE A PRENDERE LE DEBITE DECISIONI" - dicevano i rappresentanti del CNI e del CNA.
Dal momento che il collega che mi accompagnava in quel Tavolo era un ottimo pescatore (almeno credo di ricordare così, ma non me ne voglia se ricordo male), decidemmo quindi di lanciare amo ed esca ai nostri gentili interlocutori dei Consigli Nazionali. In ballo c’era una manifestazione davanti a Montecitorio per segnalare a Parlamentari ed al Governo il disaccordo del mondo professionale sul parere Antitrust.
Mettemmo sul piatto la nostra disponibilità a partecipare a quella manifestazione al fianco del CUP, solo ed esclusivamente alla condizione di sottoscrivere tutti un comune manifesto, da inviare sia alle autorità, sia al mondo professionale, in cui erano ben sottolineate e contraddistinte le "rappresentanze": alle Associazioni la rappresentanza dei Professionisti, al sistema Ordinistico la rappresentanza della Professione in senso generale.
Immediatamente, dopo soli tre mesi di lavori del Tavolo congiunto, chissà perché, lo stesso Tavolo fu sciolto.
Nel 2001, due anni dopo quei fatti, un’allora Sottosegretaria al Min.Gr.Giu., dichiarò che dopo lunghe consultazioni con i Consigli Nazionali, l’interpretazione Antitrust non era da considerare nelle priorità di quel Governo (la sottosegretaria era la stessa che in questi giorni dovrebbe trovarsi dalle parti del capoluogo piemontese per consultazioni con gli Ordini Professionali).
Morale della favola: mentre la "famosa mamma" che nominava spesso Maurizio Costanzo (che non entrava mai in menopausa), mentre i bambini che crescono sono sempre uguali ai loro genitori (ed anche ai gentori dei genitori), ........... meditate bene con chi andate in vacanza o con chi andate a mangiare la pizza. GB Vico sui corsi ed i ricorsi (storici) la sapeva lunga, a mio parere.
Gianfranco Mazzei