
Cari colleghi, amici, simpatizzanti e non di Anarchit, è dal 12 marzo ’98 che seguo, più o meno direttamente e sicuramente con troppo poco impegno rispetto alla posta in gioco, le vicende che ruotano attorno al dibattito sulle libere professioni; da quando, cioè, quella sera del 12.03.’98 mi sono domandato, in una sala riunioni dell’Ordine di Milano, perché mai un nostro collega, con spiccata accento sardo, ce l’avesse tanto con l’Ordine e si infuriasse così tanto su alcune questioni. (L’incontro di quella sera verteva su come organizzare l’allora 1° Congresso degli Architetti Lombardi che si sarebbe svolto di lì a pochi giorni e che sarebbe dovuto andare, per qualcuno, liscio come l’olio, ma durante il quale emersero invece i primi organizzati dissensi milanesi nei confronti della politica ordinistica)
Perché avercela tanto con gli Ordini?
Al momento dell’iscrizione, 4 anni prima, ero stato ricevuto, assieme ad altri neo-iscritti, dal Presidente e da un paio di Consiglieri con spumante, pasticcini e tanto di auguri per la nostra professione che era agli inizi...
Perché allora avercela tanto col nostro Ordine?
Confesso che al momento ho subito pensato al solito "rompicoglioni" che vuole andare controcorrente.
Nella mia mente ottusa ho avuto però il buon senso di non avere pregiudizi e ho cercato di capire perché mai quello scalmanato sardo fosse così incazzato, tra l’altro da diversi anni (!!) senza aver mai avuto la possibilità di un vero e serio spazio per rendere pubblico il suo dissenso.
Non è servito molto tempo per capire che lo scalmanato sardo una qualche ragione l’aveva, eccome.
Altro che tarallucci e vino!! (o pasticcini e spumante).
Da allora il "pazzo di Cagliari", che da questo momento chiamerò Giovanni Loi, è stato la figura di riferimento, per quanto riguarda i colleghi milanesi e della provincia, della protesta, dell’opposizione contro un sistema ormai obsoleto e assolutamente inadeguato ad un’Europa che oramai prepotentemente ci dava già scossoni così forti da non poter essere sottovalutati.
Da allora i vari passi fatti (assemblee informative, commissariamento dell’Ordine di Milano, denunce Antitrust, incontri con politici ecc. ...) sono stati tanti, ne esiste documentazione ed emergono qua e là nello scambio degli ultimi periodi.
Fino ad arrivare alla storia più o meno recente: Co.diArch e relativa lista del 2005 alla quale ho partecipato e l’avventura Anarchit.
Da quel 12.03.98 di cose ne sono state fatte tante e molte iniziative hanno avuto come compagni di viaggio professionisti di altre realtà regionali italiane, ma per la prima volta mi accogo che esiste un respiro nazionale, una presa di coscienza che va ben oltre le singole regioni.
Personalmente ho anche aderito all’autoriduzione della quota messa in atto da alcuni iscritti di Milano due anni fa e vi confesso che quando Giovanni (Loi) mi ha informato che si suggeriva una riduzione al 50% in luogo dell’iniziale protesta radicale, mi è un po’ spiaciuto perché sono convinto anch’io che l’aspetto economico è purtroppo il solo a disposizione per poter frenare, almeno limitare, quanto può essere deciso in assemblee con 30 persone da chi si arroga il diritto di rappresentare 12.000 iscritti.
Purtroppo, a mio parere, non è sul piano di un serio ed aperto dibattito fra iscritti che può essere portata la discussione (ormai l’abbiamo capito tutti in più di un decennio trascorso insieme!) ma è solo su quello economico che possiamo dare ancora maggior forza alla nostra protesta.
Triste?
Molto! Ma così è.
Non voglio entrare in cavilli legali per argomentare se sia valida, o meno, un’assemblea in cui 10 consiglieri, di fronte ad altre 15 persone, possano rappresentare 12.000 iscritti e votare legalmente i bilanci di un Ordine, ma sono convinto che non sia moralmente e deontologicamente corretto farlo.
Ma Giovanni, ahimè, è invece sufficientemente rispettoso delle persone e moralmente ed intellettualmente corretto da aver agito sempre in assoluta buona fede e da avere avuto il buon senso di aver scelto un altro modo di protestare: opposizione e controllo degli atti di un ente pubblico economicamente sostenuto da tutti noi.
Ecco, quello che vorrei emergesse da questa mia personale rivisitazione della storia recente, soprattutto per chi si è accostato solo ora al gruppo che da locale è ormai diventato nazionale, per poter trasmettere, a chi non conosce personalmente Giovanni Loi, la sua serietà e correttezza nell’affrontare le questioni professionali e nel sollecitarci sempre ad iniziative che, a prima vista, possono spaventare un po’ chi lo conosce solo telematicamente o probabilmente neanche telematicamente.
Vorrei finire di annoiarVi dicendoVi che è con vera amarezza che ho preso atto del fatto che, spesso, le battaglie, che hanno avuto come riferimento Giovanni Loi, si sono volute far passare, per comodità e opportunismo di chi da quelle battaglie veniva seriamente disturbato, per questioni personali, riducendole penosamente a supposti dissapori nei confronti di questo o quell’altro iscritto.
Affermo invece che quanto portato avanti finora con costanza e perseveranza dal “pazzo di Cagliari” (lo chiamo così ancora una volta) non è mai stato contro i De Amicis, le Volpi, gli Scarzella, questo o quell’altro amico, ex-amico o avversario dichiarato, ma sempre e solo contro il perverso meccanismo che di volta in volta le persone si sono trovate a dover rappresentare ed al quale noi stessi avevamo tentato invano di dare un taglio, con lo sforzo sovrumano di Giovanni.
Ridurre tutto questo a questioni di banale antipatia o di vendetta personale è poco credibile e vergognoso da parte di chi ha tentato di volta in volta di screditare Giovanni o progetta di farlo, per astio personale, proprio in questo preciso momento.
Per concludere, mi piacerebbe essere riuscito a contribuire, nel mio piccolo, a motivare un po’ chi non ha votato alle ultime elezioni, essendosi avvicinato solo recentemente a questo dibattito aperto ancora una volta solo su anarchit, soprattutto perché non ha il conforto della conoscenza diretta delle persone maggiormente impegnate e delle tante cose che sono state finora fatte.
Certo, non intendiamo mollare.
Perché è più che mai indispensabile garantire una vera opposizione contro chiunque intenda monopolizzare il mercato professionale, usando l’istituzione pubblica per scopi diversi da quelli istituzionalmente riconosciuti.
Ringrazio quindi tutti coloro che continuano a seguirci a nome di tutti i colleghi che, senza pensare al tornaconto personale, credono nei cambiamenti.
Claudio Luca Valentini (Milano), conoscente di un rompicoglioni dal ’98, ma anche ex candidato della defunta lista Codiarch, morta e sepolta ormai (anche se qualcuno, a quanto pare, ha inteso riesumare solo parte del cadavere per fini difficilmente comprensibili), ideologicamente autoriduzionista come lo sono Giovanni ed altri architetti in tutta Italia rispetto alla tassa di iscrizione all’Ordine, nonché attivo sostenitore di anarchit
(Ah, dimenticavo: anche architetto, ma sembra che poco importi.)