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GIOVANNI LOI

Canditato alle elezioni del Consiglio dell’Ordine di Milano 2009-2013

lunedì 20 luglio 2009 : Giovanni Loi

Spazio libero per fare domande al candidato.

Potete cliccare su: Rispondere all’articolo

In queste ore cominciano ad arrivare le prime mail dei candidati destinate ad orientare il voto.

L’assenza di dibattito interno all’Ordine di Milano, dovuto alla difficoltà del nostro vertice di considerare l’assemblea degli iscritti un "valore", ha portato a tali patologie interne, che ormai anche le televendite divengono legittime per cercare di diventare Consigliere dell’Ordine.

Le telepromozioni in effetti erano l’ultima cosa che mancava all’appello nel panorama istituzionale di un Ente pubblico disciplinare come l’Ordine degli architetti di Milano.

Ma, si sa, ormai questo Ente "pubblico" si sta trasformando, senza il controllo dell’assemblea, in un’azienda commerciale che offre servizi agli iscritti in regime di monopolio.

Che male c’è, quindi, se qualcuno si sente in diritto di utilizzare la televendita per trovare posto nell’Olimpo dei Consiglieri dell’Ordine?

Ma P....G...., noi architetti, dopo tutto quello che abbiamo dovuto fare per farci riconoscere come tali, siamo ancora costretti ad eleggere, a causa dell’Italietta corporativa del ventennio, 15 magistrati che avranno il compito di mantenere la disciplina tra gli iscritti all’Albo, garantendo nel contempo la terzietà del loro delicatissimo compito nei confronti della cosiddetta attività professionale degli iscritti che nel contempo sono loro concorrenti.

Una cosa all’apparenza molto seria ma anche estremamente contraddittoria.

Ebbene,che cosa facciamo?

Lanciamo messaggi pubblicitari, tipo televendita, oppure presentiamo agli iscritti finti programmi dal risvolto fantascientifico, per tentare di trasformare l’Ordine in una società di servizi privata, che, grazie all’obbligo di iscrizione, operi sul mercato in regime di monopolio per offrire, a "costo zero" e senza rischi, qualunque tipo di servizio commerciale proposto da terzi.

Ma che cosa c’entra questo marketing da rete televisiva di provincia col nostro ordinamento, il quale prevede l’iscrizione ad un Albo professionale per gli architetti che abbiano superarto un esame di Stato e la tenuta dello stesso Albo da parte di una corporazione che dovrebbe avere il solo compito di redigere e controllare l’Albo e reprimere gli abusi disciplinari fondati su un Codice Deontologico condiviso da tutti gli iscritti?

Qualcuno si è per caso dimenticato che noi tutti siamo iscritti all’Ordine territoriale di competenza non per volontà bensì per obbligo di legge?

Qualcuno si è forse scordato che la Legge impone che venga da noi pagata una tassa per l’esercizio della professione che non può, in nessun caso, superare i costi vivi del funzionamento dell’Ente, là dove le funzioni sono soltanto quelle previste dalla Legge?

Ascoltando le televendite o leggendo i programmi elettorali "pantagruelici" delle Liste PIGLIATUTTO, mi chiedo sempre: ma cosa c’entrano i servizi legali, fiscali, previdenziali, la ridicola consulenza sul software per disegnare facendo solo l’occhiolino al monitor del PC, i corsi di formazione a pagamento, le porte aperte per mangiare i pasticcini durante il salone della piastrella fashion con un Ordine professionale così come normato dalle Leggi del 1923,1925, 1938 e 1944.

Cosa hanno a che fare le porte aperte, le agevolazioni negli acquisti di prodotti informatici o la propaganda dei prodotti per l’edilizia all’interno di un Ente disciplinare che comporta il pagamento obbligatorio di una tassa per l’esercizio della "professione" sul territorio nazionale, obbligatorio per chiunque voglia fregiarsi del titolo di Architetto?

A mio modesto giudizio, la propaganda alla quale stiamo assistendo parla ormai dell’Ordine come se si trattasse di una associazione privata alla quale siamo però obbligati per legge ad iscriverci, anche se quello che ci obbligano a fare o a comprare non ci piace o non ci serve.

Andando avanti di questo passo, dando retta all’ideologia ordinistica pro servizi con il ricavato delle iscrizioni potremmo trasformare l’Ente anche in un Sushi Bar, o in un locale di massaggi thailandesi in via Solferino, a condizione però di diventare noi stessi gli azionisti che ricevono il compenso dei ricavi di fine anno.

Siamo seri, ragazzi, per favore!

Le cose non stanno così e chiunque tenti di vendervi queste fandonie o non conosce il nostro Ordinamento vigente, o conta sulla vostra ingenuità o sulla vostra limitata conoscenza dello stesso Ordinamento professionale.

E proprio da questa questione dell’Ordinamento intendo partire per fare alcune brevi riflessioni, ricordandovi che tutti gli articoli di anarchit tendono sempre ad approfondire i diversi aspetti di questa stessa questione.

Comincio subito con una domanda che rivolgo in particolare ai giovani architetti neoiscritti all’Ordine, che spesso sono oggetto di grande attenzione da parte del Consiglio in carica che ha sempre buon gioco a raccontare loro la favoletta dell’architetto, come se si trattasse di Cappuccetto Rosso che deve avere sempre timore del Lupo (che può anche diventare molto cattivo, come si sa).

Per inciso, mai nessuno si può permettere di contraddire la versione del vertice del nostro Ordine durante la presentazione dell’Ente ai neoiscritti, spiegando meglio che cosa sia realmente un Ordine professionale, quali siano le sue funzioni istituzionali, quali i suoi limiti ed a quali norme è di fatto sottoposto.

Cari giovani architetti, che tanto vi sentite protetti dal vostro amato Ordine, mi spiegate com’è possibile che un Ente nato nel 1923 col compito di mantenere una disciplina gerarchico/militare tra gli iscritti che devono ancora oggi aderirvi per obbligo di legge, possa giudicare in autonomia e terzietà sulla vostra attività professionale, mentre chi è addetto a questo compito delicatissimo svolge contemporaneamente la stessa attività sullo stesso vostro mercato professionale?

Domanda non banale alla quale mai nessuno dentro l’Ordine di Milano è stato capace di rispondere.

Perché mai?

Ma perché la risposta sarebbe talmente evidente che gli Ordini così come sono oggi dovrebbero essere chiusi definitivamente, perché palesemente in contrasto con le norme sulla concorrenza previste dal Trattato CE e dalla legge Antitrust.

RAPPRESENTANZA.

Posta la prima questione, c’è qualcuno in grado di spiegarmi com’è possibile che l’Ordine rappresenti gli architetti se nel contempo li deve anche giudicare?

Sarebbe come dire che la Magistratura italiana e il Parlamento sono un’unica cosa...inscindibili.

Per definizione un Ordine professionale ha la funzione di tutelare l’interesse pubblico generale, che in soldoni vuol dire tutelare il vostro cliente e non voi.

Ma allora chi tutela l’architetto e perché mai tocca a noi pagare la tutela della nostra controparte?

Altro problema.

Tutti voi sapete che gli architetti sono tutti uguali di fronte alla legge. Peccato che nella realtà economica, quella del mercato del progetto, non tutti gli architetti sono uguali. C’è infatti chi compra e chi vende forza lavoro e l’Ordine di fronte alla legge rappresenta le due categorie indistintamente.

Sarebbe come dire che i metalmeccanici consentissero alla Confindustria di rappresentarli.

Avete dubbi su questo?

Allora fatevi questa piccola domanda e cercate voi stessi le risposta: quando il Parlamento deve legiferare su materie che ci riguardano chi credete che chiami, la CGIL, la CISL, la UIL?

No...chiama i nostri Ordini ilnostro CNA che senza chiedervi mai il parere indicano le politiche professionali che conosciamo bene, o aiutano i politici a scrivere quelle famosissime leggi che ci hanno trasformato in azzaccagarbugli della pratica edilizia, ovvero in archiburoingegnerometri della contrattazione del cessetto più o meno ventilato, riscaldato, impermeabilizzato, isolato termicamente, acusticamente, elettricamente, sempre pronto però ad essere trasformato con un colpo di spugna in una depandance sanitaria del più moderno Ospedale di Francoforte.

Altrimenti...NIET...non si passa e si fa la figura degli incompetenti di fronte al cliente, al quale non frega proprio niente dell’architettura, della concinnitas, bensì gli interessa che il cessetto sia sufficientemente picccolo per essere approvato, abbastanza ventilato, illuminato, isolato e, se possibile, protetto dai prossimi bombardamenti atomici dei possibili missili a lunga gittata di Ahmadinejad, ma sempre pronto a trasformarsi per l’occasione in una succursale sanitaria del più moderno Ospedale di Francoforte.

Queste sono le nostre rappresentanze istituzionali, poste al vertice della professione non per volontà degli architetti, bensì per obbligo di legge, grazie a delle norme elettorali che consentono al Consiglio uscente di controllare le elezioni mentre opera indisturbato dentro via Solferino, usando tutte le risorse a disposizione dell’Ente.

Chi non ci volesse stare è pregato di andarsene e non rompere i ...!

A questo punto, dovrei parlare di tante altre cose come, ad esempio della partita IVA che qualcuno vi ha obbligato ad aprire, dell’organizzazione del lavoro degli architetti fondato sullo studio singolo dotato di precari sottopagati; del perché a 130.000 architetti iscritti agli Ordini corrispondono quasi 130.000 studi professionali; ma soprattutto dovrei parlarvi della formazione continua e permanente che vi hanno "infilato" di soppiatto nell’ultimo codice deontologco entrato in vigore il 1° di settembre.

Ci sarebbe da dire molto altro ancora, ma mi fermo qui, nella speranza che qualcuno di voi capisca finalmente l’importanza di andare a votare, di non votare per le Liste elettorali dei 15 nomi pigliatutto che vi promettono la luna mentre vi stanno organizzando la galera e perché finalmente siate coscienti della necessità di una opposizione all’interno del Consiglio di Milano che controlli che cosa si fa veramente al suo interno.

Visto che il link che rinvia ad anarchit è sparito dal sito dell’Ordine di Milano, o perlomeno è difficilissimo ritrovarlo nelle pagine di via Solferino, vi posso assicurare che siamo proprio noi quelli di cui l’oligarchia professionale che ha in mano l’Ordine di Milano da decenni ha una enorme PAURA.

E allora...votate anche a caso, se volete, ma non votate mai 15 nomi di una stessa Lista elettorale.

Mescolate tutti i nomi che troverete esposti nella sede dell’Ordine perché questa è la sola e vera rivoluzione possibile.

Se poi volete essere sicuri di avere un’opposizione vigile in via Solferino, non dimenticatevi di noi.

Allegati :

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  • GIOVANNI LOI: che ne pensi della Pec?

    13 novembre 2009, di laurark

    Ti faccio una domanda, vista la tua preparazione in tutti i rivolti tecnico-legali della professione.

    Come la vedi questa questione della Pec? Chi potrà visionarla, chiunque acceda al sito dell’ordine?

    Ha la validità della raccomandata, dicono: ma resta il fatto che non c’è bisogno di nessuna conferma di lettura quindi: non possiamo rifiutarla e soprattutto, se siamo spersi da qualche parte nel mondo senza collegamento internet o abbiamo il computer guasto......dobbiamo per forza trovare il modo di controllare che non ci sia arrivato qualcosa di urgente?

    Possibile che sia proprio così? (premetto, non l’ho ancora attivata....e spero di aver capito male!) ciao

    Rispondere al messaggio

    • GIOVANNI LOI: che ne pensi della Pec?

      16 novembre 2009, di Giovanni Loi

      Anche chi gestisce il sito ogni tanto sbaglia.

      Ieri pomeriggio la tua risposta era pronta, quasi rifinita, lunghissima e solo da pubblicare, ed ecco che una piccola ed insignificante manovra di controllo mi ha fatto perdere tutto.

      Questo spazio non è fatto per grandi elaborazioni e quindi se ti muovi con troppa disinvoltura nel sito, prima di pubblicare una risposta, rischi di perderne il contenuto.

      Non disperare, però, perché ricomincerò da capo, visto che l’argomento è molto,troppo importante e l’informazione a disposizione degli architetti praticamente nulla.

      Forse non è stato un caso che io perdessi tutto, visto che la risposta era troppo lunga e complicata e non certo adatta ad un "rispondi al messaggio".

      L’avrebbero peraltro vista in pochi e quindi è stato meglio così.

      Ho deciso che per risponderti ti citerò su un vero articolo che avrà tutti i link necessari perché, purtroppo, ci sono molti richiami da fare.

      (Ma questa, si sa, è l’Italia delle leggi che il cittadino non può ignorare...)

      A tra poco...spero...(di farcela)

      Rispondere al messaggio

      • GIOVANNI LOI: che ne pensi della Pec?

        16 novembre 2009, di laurark

        grazie. terrò d’occhio il sito. vedo che tu ci hai speso un sacco di tempo ma anche noi dovremo.....studiare!

        hai ragione: LA LEGGE NON AMMETTE l’ INGNORANZA! (ma a volte.....qui da noi....ammette forse che siano degli ignoranti a scriverle ? :-D :-D :-D

        ancora grazie!

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