
Orbene, cari amici colleghi che mensilmente siete costretti a ricevere la posta "istituzionale" dagli ordini o dal collegio al quale indirettamente "vi" siete, OBBLIGATORIAMENTE, iscritti, non credo di avere più bisogno di spiegarvi che ciò che viene spesso spacciato per "free press" è invece strapagato dalle vostre singole quote associative.
Eh già, perchè di quei quasi 200/300/400/500 eurozzi annui (a seconda delle province di appartenenza, sempre in nome dell’uguaglianza) che versate per avere fondamentalmente in "comodato d’uso" il vostro timbro di plastica da pochi euri ... buona parte và a pagare, ma sarebbe meglio dire foraggiare, le pubblicazioni, a dir poco inutili, sulle quali trovate sempre e solo le firme degli amici degli amici e, naturalmente, dei "vostri" rappresentanti degli ordini o del consiglio Nazionale.
Come ormai è noto a tutti, i temi affrontati, tutti a senso unico, c’entrano poco o nulla con la gestione degli ordini e dei loro relativi compiti istituzionali e lo sport nazionale più praticato è ormai solo quello di trasformarli in strumenti per riempire le nostre caselle di posta con elaborate piroette "teoriche" finalizzate ad allungare i curricula personali delle singole "firme" altrimenti sfigatamente sprofondate nella frustrazione dell’anonimato più totale.
Tali firme partecipano quotidianamente ed all’unisono a al nuovo sport di inzeppare la carta di giornale con articoli propagandistici conditi di galattiche fesserie spacciate per elaborati ragionamenti derivanti dal grande dibattito professionale interno agli ordini che nella realtà non esiste... Nel nostro caso, ovviamente, il tema è la fantomantica Architettura di Qualità (...ma de che?! E chi sarebbero mai questi signori che vorrebbero spiegarci che cos’è l’Architettura di Qualità!).
Il riferimento all’ultimo MAGAZINE che avete ricevuto a dicembre del 2008 è evidente e basta aprirlo solo a metà per rendersene conto.
Se lo aprite tutto, troverete il vostro utilissimo calendario pieghevole del 2009 che da A4 si trasforma in un meraviglioso poster con foto scelte ad capocchiam!
Dato che vorrebbe essere solo un calendario, per il meraviglioso 2009 che si prospetta agli architetti italiani grazie anche agli ordini, perchè non scrivere in carattere ancora più piccolo i giorni e le date?
Per farla breve ho pensato intensamente ad un riuso di questa meravigliosa ri-vista in nome dell’ecologia tanto cara al CNA:
1) UTILIZZO A FINI OPTOMETRISTICI...così ci si esercita nell’uso della vista! Bene!
2) UTILIZZO AI FINI DI RIPARO DALL’ACQUA eh sì in caso di acquazzone improvviso, si può utilizzare il lenzuolone spiegato a mo di tettoia sul capo visto che il materiale plastificato e la discreta grammatura della carta, ne fanno un buon riparo improvvisato.
3) UTILIZZO PER PROTEGGERE IL PAVIMENTO O PICCOLE AREE LOCALIZZATE quando si tinteggia magari una zona dove si è manifestata una piccola infiltrazione d’acqua.
4) COME COMPAGNO INDISPENSABILE DEI MOMENTI DI IMPORTANTE CONCENTRAZIONE...
Eh già: stimolante... soprattutto il dotto articolo dal titolo "GLI ORDINI ITALIANI E LA QUALITA’ ARCHITETTONICA" (...aridaje!) dove viene ancora una volta citata la indispensabile connessione tra la situazione del mercato ed il futuro, ovvero, per l’autore, la valorizzazione dell’architetturra italiana da affidare, com’è ovvio solo per loro, agli ordini professionali.
Cito fedelmente: "INVESTIRE SU CONOSCENZA E SAPERI SIGNIFICA FARE I CONTI CON I PROCESSI FORMATIVI UNIVERSITARI, CON I TIROCINI, CON LA FORMAZIONE PERMANENTE..."
Avete capito a cosa si riferisce l’ultimo grassetto?
5)....Cavolo, mi stà per finire la carta igienica!
Lorenzo Scaglione non molla!
Lui sa bene qual’è stato il lavoro di anarchit per far prendere coscienza agli architetti italiani dei rischi che corrono ancora oggi per via del loro colpevole "laissez faire".
Tutto lo sforzo fin qui compiuto, per lui, non può essere messo nel dimenticatoio.
La fiamma della speranza deve riaccendersi.
Ed allora insiste, si incazza e riprende a scrivere, da solo, una e poi due volte, con la forza dissacrante che solo un architetto intelligente può avere.
Provoca la reazione di tutti voi, facendovi con durezza sentire cosa state per perdere, o meglio cosa i vertici istituzionali preparano ogni santo giorno contro di voi, per cancellare i vostri più elementari diritti.
Usa i fatti, leggendovi pubblicamente quello che voi non leggete mai.
La FORMAZIONE PERMANENTE, l’Esame di Stato periodico, la purga punitiva del controllo obbligatorio sui vostri atti professionali, vi parla dell’olio di ricino dell’ARCHITETTURA DI REGIME che si nasconde dietro l’alibi di una non meglio identificata qualità architettonica che solo lor signori, gli eletti da DIO, conoscerebbero.
Spiega Lorenzo quanto siano mediocri, ovvero di pessimo livello intellettuale, dico io, gli articoli che periodicamente sgorgano dalle costosissime sedi istituzionali romane.
Ci spiaga che sono sempre gli stessi, un "lite motive" che maldestramente nasconde il vero obiettivo recondito: quello miserrimo di voler ridurre il numero degli effettivi, di coloro che potranno effettivamente, in un futuro molto prossimo, esercitare liberamente la professione.
Tutto questo, senza alcun ritegno, solo per salvare il culo economico a pochissimi privilegiati che sanno usare solo queste armi sleali per sopravvivere alla concorrenza.
E’ già accaduto e sta accadendo agli avvocati più poveri e, quindi, deve accadere anche per gli architetti. Parola di Ordine!
Ma c’è chi ha scritto: "il linguaggio di una disciplina deve essere universale e costruito in modo da non dare adito ad ambiguità"
Ed allora, per parafrasare i matematici che tanto tengono ai criteri oggettivi che permettono di decidere senza ambiguità cosa appartenga o meno ad un insieme definito in senso matematico, mi chiedo e chiedo a tutti voi:
l’architettura di qualità, come insieme, costituisce un vero INSIEME matematico?
Ovvero, esiste veramente un criterio oggettivo, universale, che permetta di decidere, senza alcuna ambiguità, cosa appartenga all’insieme architettura di qualità?
E quali elementi potrebbero veramente appartenere di diritto a questa categoria oggettivamente determinata?
Chi sarebbero mai infine i detentori di questa presunta verità scientifica che presuppone criteri oggettivi di giudizio tali da poter discriminare l’alrui lavoro?
A voi la risposta!
Personalmente non credo possa essere un’istituzione disciplinare come l’Ordine, nata con un intento punitivo per togliere diritti a chi, allora, non la pensava come la corporazione.