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Miglioramento della qualità ambientale a ...

Grazie ad un autorevole parere.

mercoledì 14 novembre 2007 : Giovanni Loi

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Pensate che si tratti di un’immagine di Algeri?

No?

Dite la sincera verità, voi pensate che si tratti di un’edificazione selvaggia del nostro profondo sud

Mi spiace deludervi: si tratta della grande Milano.

Sapete quali pene sareste costretti a subire in qualunque parte d’Italia al solo tentare di presentare una DIA per costruire a meno di 3 metri da un confine privato, senza l’autorizzazione del vicino?

Vi informo che a Milano esiste una possibilità, un modo per impedire l’assenso del confinante se intendete costringerlo, senza indennizzo, a subire il "muro di Berlino", in casa sua, a meno di 3 metri di distanza come invece prevede il Codice Civile del 1942.

Il Regolamento Edilizio del Comune di Milano prevede:

(Distanze e altezze)

art. 26

1. Negli interventi di nuova costruzione la distanza degli edifici dal confine con proprietà di terzi non può essere inferiore a 3 m.. Al di sotto di tale distanza, le costruzioni sono ammesse, a condizione che sia dimostrato l’assenso della proprietà asservita, mediante atto legalmente trascritto da prodursi all’Amministrazione a cura del proprietario dominante.

Esiste però anche il comma 1.4 dell’articolo successivo:

art. 27

(Edificazione sul confine) 1. In deroga alle previsioni del precedente 26/1 è ammessa l’edificazione in fregio al confine di spazi privati nei casi di:

1.4. nuove costruzioni, anche di maggiore estensione sia verticale che orizzontale, in aderenza a muri nudi di fabbricati esistenti così da realizzare un corretto inserimento edilizio e ambientale;

Quindi, nel vostro interesse e per spirito di servizio, quale informazione di carattere professionale, riporto il seguente periodo estratto da un atto ufficiale:

"...Per quanto invece concerne la valutazione circa la qualità architettonica ed edilizia dell’intervento proposto, con particolare riferimento all’impatto rispetto al contesto di inserimento, il progetto di cui trattasi è stato sottoposto all’esame della Commissione Edilizia e dalla stessa favorevolmente approvato..."

Interessante, no?

Provateci anche voi!

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  • Miglioramento della qualità ambientale a ...

    22 novembre 2007

    Non sono un giurista, ma solo un uomo; per questa vita.

    "Cogito, ergo sum" io, ma non l’Istituzione che mi dovrebbe tutelare; diciamo meglio: l’Istituzione che dovrebbe contemperare gli interessi, (la socialità?) dei componenti la sua comunità e che, anzichè contemperare, causa, ostinatamente, i guasti sociali che sono sotto gli occhi di tutti.

    Torniamo al motivo del contendere: mi domando come possa, una norma comunale, superare le norme previste nel codice civile.

    E’ ormai chiaro. Le norme non si generano da sole: i responsabili politici perseguono strategie tese a favorire la massima proliferazione edilizia, che perciò stesso, benchè normata, diventa fattualmente incontrollata (Aggiungo che il territorio è però un bene finito). Lo fanno (laddove possono) acquisendo la supina collaborazione dei "loro" tecnici comunali (come puoi mordere la mano che ti nutre?). Rammento che sono "tecnici" al servizio della comunità, non dei politici. Per non parlare dei pareri di sempre più spesso autoreferenziali Commissioni Urbanistiche ed Edilizie composte, di norma, da architetti e altri "tecnici" che non decidono in autonomia. Insieme riscrivono continue e contraddittorie correzioni di loro precedenti decisioni in tema di strumenti edilizi (continue varianti ai Regolamenti Edilizi, e quella di Milano pare tale), e soprattutto in tema di strumenti urbanistici (continue varianti ai Piani Strutturali e Regolamenti Urbanistici) già a loro volta decisi.

    Con sagaci aggiunte che ormai accompagnano ogni polpetta avvelenata del precotto urbanistico: "così da realizzare un corretto inserimento edilizio e ambientale" ovvero, in altri contesti, "che realizzi architetture e urbanistiche "sostenibili"".

    Noto, come al contrario, al malcapitato cittadino italiano è reso letteralmente impossibile stabilire cosa debba intendersi per "corretto inserimento edilizio e ambientale", per "architetture e urbanistiche "sostenibili". La certezza del diritto, chi era costei?

    In questo scellerato decennio, con la totale (e dorata) acquiescenza della maggior parte di loro, i dirigenti comunali sono stati allevati, da una non mai troppo vituperata "riforma Bassanini", a pane e Determine Dirigenziali, attuative di voglie di legiferare di Giunte Comunali che scambiano l’aula del loro Consiglio Comunale per aule più grandi della loro.

    Il risultato di questa regolata deregulation è sotto gli occhi di tutti. Demenzialmente costosa in termini urbanistici, creatrice di nuove contraddizioni sociali (come si sentiranno i condomini che hanno subito lo scempio documentato da Giovanni, con il muro di Berlino a un metro dai loro occhi, muro che inevitabilmente si traduce in un danno economico grave sulla valutazione del loro bene?).

    E questo, documentato da Giovanni, è solo un episodio di vita reale, in un mare magnum di illegalità legali. Mi chiedo e vi chiedo se questi sono Sindaci di tutti i cittadini.

    Per tutelare la tasca dei nuovi edificatori si sacrifica quella dei vecchi; ma vecchi, per questo odioso sviluppo "urbano" si diventa nel breve volgere di due, tre anni e quindi le odiosità, le prevaricazioni, si sommano a livelli esponenziali.

    Che gli architetti non abbiano nulla da dire, anzi da obbiettare, è disarmante. Giocano agli inconsapevoli, mangiando oggi rifiuti che li uccideranno domani.

    In questo bel quadretto, una certezza: solo il lavoro consapevole e "unito" di Architetti ANARCHIT può portare dignità individuale e soluzioni comuni più avanzate.

    Salute, si fa per dire, a tutti. L’Alchimista

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    • Miglioramento della qualità ambientale a ...

      29 novembre 2007, di Massimo Antonicelli

      Cito a memoria un pensiero di un mio amico che recita, più o meno così:

      "Siamo talmente geniali che in Italia abbiamo concepito perfino l’inverso. Ne abbiamo fatte di tante e tali, di leggi, che è come non ne esistesse nessuna, ma, nello stesso tempo, questo collettivo talento ci esime perfino dalla parvenza di un’etica condivisa."

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  • Miglioramento della qualità ambientale a ...

    14 novembre 2007

    non ho capito..ma l’edificio nella foto è costruito in aderenza al muro cieco del palazzo esistente e poi prosegue sul retro con questo allineamento? E’ grazie a ciò che mantiene una vicinanza inferiore ai 3 metri?

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    • Miglioramento della qualità ambientale a ...

      14 novembre 2007, di Giovanni Loi

      Non è così facile da capire, ma, per spiegarlo, dovrei praticamente mostrarvi delle immagini che svelerebbero dove si trova l’edificio, cosa che non ho alcuna intenzione di fare.

      Ciò che mi interessava, in questa sede, era soltanto mettere in evidenza il caso di specie, ovvero quello di una costruzione a confine che può essere realizzata in quel punto solo grazie ad una deroga, difficilmente sostenibile secondo parametri obiettivi.

      Posso quindi dire che il vecchio edificio esistente, che ha la sua facciata cieca su quattro piani + sottotetto, attendeva tranquillamente, da svariati anni, il proseguimento tramite un normale allineamento del nuovo copro di fabbrica, il quale sarebbe dovuto sorgere affiancato, secondo la morfologia tipica della via. Solo in questo modo non avrebbe disturbato nessuno, neanche l’ambiente :-)

      In realtà, per questioni di opportunità economica (molto probabilmente l’aumento di superficie commerciale), il nuovo edificio è stato progettato in arretramento rispetto all’allineamento classico della via, con un escamotage.

      Il nuovo, vero, corpo di fabbrica ad uso abitativo, quindi, ha il suo allinemento 12 metri indietro rispetto all’allineamento stradale di tutti gli altri corpi già edificati, per tutta la lunghezza del lotto su quattro piani e per una larghezza pari a quella muro di blocchetti che si vede nella foto.

      In quel punto non c’era niente oltre l’altezza del muro di confine e non a caso, senza la deroga, il confinante avrebbe dovuto chiedere il permesso al vicino.

      Se così non fosse, a che pro il Comune avrebbe dovuto giustificare la cosa richiamando il parere favorevole della Commissione Edilizia, che a sua volta richiamava la deroga presente nel Regolamento Edilizio?

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  • Miglioramento della qualità ambientale a ...

    14 novembre 2007, di elena

    non sarebbe male che ognuno di noi desse il proprio contributo a costruire un abaco di casi "di particolari interpretazioni delle norme edilizie"....

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    • Miglioramento della qualità ambientale a ...

      14 novembre 2007, di Massimo Antonicelli

      Gentile collega,

      se iniziassi a fare il mio "abaco" non la finirei più... E personalmente non mi interessa neppure tanto, in questa sede, cercare di interpretare le norme. Non che l’esercizio sia inutile, tutt’altro! Ma a me interessa di più smascherare le ipocrisie e le contraddizioni più macroscopiche delle regole cui siamo sottoposti.

      Una su tutte: il criterio tutto milanese di misurare lo sviluppo urbanistico in termini di superficie (la famigerata s.l.p.) e non di volume, quasi che l’uomo percepisse il paesaggio e l’ambiente bidimensionalmente: è una deformazione allucinante, "mirabile" dono della via legalistica all’architettura, inaccettabile e supinamente accettata ingerenza dei giuristi nella disciplina più difficile da gestire: quella della plasmabilità dell’habitat dell’uomo.

      A Milano se possiedi un capannone dismesso in area, poniamo, B2-R/I, di altezza 7 metri non puoi dividerlo in altezza per creare due piani di loft, di uffici, di laboratori e così via, sebbene le norme igienico-sanitarie lo consentano; il Comune da anni sostiene che aumentando la s.l.p. si aumenterebbe il "peso insediativo", aggravando gli standard urbanistici: balle! Niente di più ipocrita. Tutto questo, ad esempio, a Trento si può fare e il locale municipio incassa fior di oneri; a Milano non interessano i denari? Sì e no...

      Due negativi e contraddittori esempi milanesi:

      1) Con la deroga concessa nel recupero dei sottotetti, si può aumentare a dismisura il peso insediativo costruendo tanti monolocali da 30 mq, pagando gli oneri e monetizzando eventualmente anche l’aggravio di standard per i posteggi.

      2) ma con una semplice DIA e senza sborsare un euro si può frazionare una grande unità immobiliare in n. monolocali, aggravando notevolmente il "peso insediativo" senza pagare alcuna contropartita: gratis. In Liguria, invece, si può frazionare, ma, giustamente, si pagano gli oneri.

      Mi fermo qui, anche se con venticinque anni di professione sulle spalle potrei raccontare una miriade di stronzate cui un architetto deve soggiacere....

      Massimo Antonicelli

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