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"Carne da cannone"

Così chiamavano i soldati mandati a morire in trincea durante la Prima Guerra Mondiale.

martedì 12 settembre 2006 : Giovanni Loi

Il titolo è preso in prestito da Beppe Rinaldi, che ha scritto un bellissimo commento di cui troverete citazione e link più avanti all’interno di questo stesso articolo.

Le origini della riforma Mantini & C. e il silenzio degli oppositori interni alla loro coalizione.

Sono consciente che l’articolo sia veramente lungo e me ne scuso con chi avrà il coraggio di andare fino in fondo, ma di fronte alla proposta punitiva di riforma delle professioni già presentata dall’Ulivo in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati avevo il dovere di spiegare bene il perché, secondo me, tutto questo accade.

La foto è tratta dal film "Ecce Bombo" di Nanni Moretti del 1978 e si trova qui

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La formazione permanente continua a pagamento e la verifica della permanenza dei requisiti professionali, affidate agli Ordini, fanno parte di un progetto premeditato da tempo.

Forse non ve ne siete mai accorti, eppure, basta leggere il proclama pubblicato sul n° 123/1997 del mensile “l’Architetto” del Consiglio Nazionale, per averne un’idea precisa:

Gli organismi di rappresentanza degli architetti italiani, Ordini provinciali e Consiglio Nazionale degli architetti, organi ausiliari dello Stato e le loro federazioni e Consulte regionali, chiedono al legislatore di essere messi in grado di poter svolgere, con la necessaria autorevolezza istituzionale, le funzione di presidi della qualità del progetto, della formazione permanente e dell’accesso alla professione. In tal senso gli architetti italiani chiedono la trasformazione in legge delle proposte di riforma del proprio Ordinamento professionale e quella della revisione dell’esame di Stato e l’istituzione del tirocinio, già da tempo avanzate al Governo ed al Parlamento.”

Ma perché questo progetto repressivo, che ha l’obiettivo di espropriare molti di noi del diritto di esercitare la professione, viene ripresentato oggi dal centrosinistra attraverso il testo di un avvocato, professore della facoltà di architettura del Politecnico di Milano, già difensore e consulente dell’Ordine degli architetti della stessa città sino al 2005, nonché esperto nominato dal CNA (dove a sede stabile anche il CUP - Coordinamento Unitario degli Ordini e dei Collegi professionali) per confutare le tesi della relazione Antitrust del 1998?

E’ semplice!

Durante le vicende che riguardano i cosiddetti “residuati” del ’68 - ricordiamo che molti dei nuovi padroni del progetto appartengono a quelle generazioni descritte benissimo nel film “Ecce Bombo” di Nanni Moretti, uscito l’8 marzo 1978 - qualcuno ha deciso di spalancare le porte dell’università pubblica a “masse” ingenti di studenti, con l’alibi del diritto allo studio, oggi ampiamente rivisitato dalla sinistra ideologica al grido di “qualità e meritocrazia nelle professioni!” (sono certo che i giovani di allora avrebbero bastonato sè stessi oggi).

L’intento reale si è rivelato quindi essere un altro: usare strumentalmente le rivolte studentesche per fini politico/strategici, calmando solo successivamente gli animi dei contestatori più facinorosi, la cui mano era pesantemente scappata a Villa Giulia, offrendo loro ed ai loro amici più fidati uno stipendio garantito dallo Stato.

Per chiarirci si tratta di quella stessa generazione che, la “compagna” Federica Zanuso, figlia del più famoso Marco e collega/amica della attuale Presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, autodescrive così: “facevamo più spezzatini per i compagni che progetti”.

Oggi quegli stessi ideologi della “révolution antimperialista” che non hanno mai studiato architettura come conferma la Zanuso, si sono accomodati ormai nelle pubbliche amministrazioni, nelle università di Stato ed, ovviamente, anche all’interno degli Ordini professionali e temono oggi di perdere il controllo economico della loro professione di dipendenti pubblici/liberi professionisti pomeridiani.

Minacciati ormai dalle “masse” montanti di signori nessuno che hanno contribuito a trasformare in “carne di cannone” della partita IVA precaria, questi Signori contraddicono oggi il loro vecchio solidarismo democratico sessantottino bocciando, col rigore degno dei vecchi maestri dell’ottocento, i forzati del progetto agli esami di Stato col loro nuovo motto “mors tua vita mea”.

Al ritmo di fabbrica di 4000 unità all’anno, i disagiati del progetto devono esistere e resistere solo per consentire a questi volponi di ricevere ogni mese lo stipendio che consente loro di fare la professione da indiscussi “gagà” del progetto, pubblicando le più immonde e “sublimi” frottole sulle riviste patinate di settore, mentre noi, poveri mortali, finiamo per marcire chiedendo l’elemosina all’interno dei loro feudi pubblici in attesa di una pratica che non arriva mai.

Ovviamente ci vuole qualcuno che alimenti il mercato delle sciocchezze e quindi giù a fare marketing per le facoltà di architettura come se fossero l’ombelico del progresso globale e la panacea di tutti i mali del mondo.

Da “liberi professionisti” iscritti all’INPS o all’INPDAP, col “sedere protetto e ben al caldo”, questi signori, in compagnia delle loro compagne radical-chic che allora preparavano gli spezzatini ma oggi frequentano le località di villeggiatura più rinomate ed esclusive, sono gli unici professionisti ad essere protetti dallo Stato e dai sindacati e non sono soggetti al pagamento della Cassa di previdenza privata, votata ormai al fallimento e destinata solo a spennare i co-co-co del progetto che, purtroppo sono destinati a non vedere mai la pensione.

Protetti e garantiti questi Signori del Progetto lo sono ormai da decenni, grazie soprattutto alle loro militanze politiche, che gli consentono di ottenere gli anelati incarichi pubblici anche quando sono impiegati dello Stato che, come tutti possiamo constatare girando per le nostre strade del sud e del nord, brillano per qualità nel panorama contemporaneo dell’architettura italiana (chissà poi cosa vorrà dire detto da loro il termine qualità architettonica?).

Oggi questi baroni della professione si alleano con i vecchi tromboni del Ventennio e con i loro figliocci ammaestrati, per imporre nuove purghe anti concorrenziali da infliggere ai professionisti ormai epurati dai salotti buoni della professione clientelare italiana.

Il loro intento tutto “strutturale”, come direbbe il loro antico ed ormai dimenticato maestro Carlo Marx, è quello di abbassare i costi di produzione dei loro fallimentari studi professionali, scaricandone l’onere su un serbatoio di mano d’opera ricattabile, creato ad arte e costituito da “giovani” professionisti non più “in grado di scendere dalle nuvole dello Zahadiddismo, o dopati da massicce dosi di Architetturismo, convinti di avere il bastone da Jean Nouvelle nello zaino, come i fantaccini di Napoleone” e che “si faranno fregare di nuovo dai loro stessi aguzzini, continuando a servire come carne da cannone” (la frase è tratta dal commento di Beppe Rinaldi che trovate su questa pagina).

In questo contesto culturale all’interno del quale è impossibile dialogare per la spocchia che lo domina, prende forma l’odierna riforma delle libere professioni che non intende riformare nulla ma solo premiare i soliti noti, garantendo loro nuovi cospicui privilegi e guadagni, nonché la blindatura del loro vecchio armamentario oligopolistico ovattato e protetto.

Alla luce del progetto Mantini & C., frutto delle suddette contraddizioni, ho deciso quindi di chiedere ad alcuni onestissimi amici, uomini e donne di sinistra e sempre fedeli al centrosinistra, che hanno combattuto con me le battaglie più difficili contro le proposte di riforma del centro destra, come intendessero comportarsi di fronte alla riforma proposta dall’Ulivo, fatta di radiazioni dall’Albo e estromissioni dalla professione per cinque anni di chi non si adeguerà al regime ordinistico.

Nessuno di loro ha avuto il coraggio di rispondere!

Eppure sanno molto bene che questo progetto di legge è il peggiore che abbiano mai visto in questi ultimi anni, molto ma molto peggio di quanto fecero i fascisti durante il Ventennio, ma preferiscono tacere piuttosto che dover ammettere che il sogno democratico delle ultime elezioni si infrange di fronte alla realtà corporativa che informa i loro potentissimi “compagni” che governano, senza contrasto, il mercato professionale.

Capisco che la sinistra sia da poco al Governo del Paese e che loro non intendano metterla in imbarazzo per motivi da molti considerati “secondari”, ma stento a credere che oggi siano magicamente sparite le contestazioni e le nette prese di posizione contro i loro compagni che solo allora sbagliavano quando, nella scorsa legislatura, era facile accusarli di contiguità col nemico.

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  • "Carne da cannone"

    14 settembre 2006, di massimo antonicelli

    Caro Giovanni,

    la tua interpretazione è assai convincente, tenuto anche conto della politica fiscale poliziesca e repressiva dell’attuale governo d "centro-sinistra" che mira sempre più sfacciatamente a favorire le concentrazioni a danno dei piccoli professionisti e dei piccoli imprenditori (ma dove sono finiti gli studi di sociologia regionale degli anni ottanta di Bagnasco & C. in cui si analizzava con implicito orgoglio nazionale il modello italiano dell’economia diffusa?). Ho dunque votato inconsapevolmente per la sinistra contro i miei interessi obnubilato dalla propaganda anti-berlusconiana? Il dramma italiano è che entrambi gli schieramenti politici sono schiavi della struttura degli apparati statali e controllano sono una piccolissima parte del cambiamento: quello che non cambia assoutamente nulla a vantaggio del controllo illiberale sempre più diffuso a tutti i livelli, alzando la voce in modo falsamente scandalizzato per alcuni aspetti sovrastrutturali della vita pubblica, con proclami vuoti e ideologici che servono solo per galvanizzare la truppa. Viva la libertà! Massimo

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    • "Carne da cannone"

      14 settembre 2006, di Giovanni Loi

      Caro Massimo,

      mi scuso ma non mi pare di aver capito bene l’ultimo passaggio.

      Non vorrei commentarlo se prima non sono sicuro di aver interpreto correttamente quanto volevi dire.

      Forse si tratta solo di una svista o di un passaggio mancante.

      Sarei io ad alzare la voce in modo falsamente scandalizzato per alcuni aspetti sovrastrutturali della vita pubblica, con proclami vuoti e ideologici che servono solo per galvanizzare la truppa?

      Attendo conferma perché se così fosse mi "inviti a nozze"!

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      • "Carne da cannone"

        17 settembre 2006, di massimo antonicelli

        Caro Giovanni,

        chi alza la voce con vuoti proclami ecc. ecc. sono, evidentemente, i politici di entrambi gli schieramenti che a parole sono riformisti, ma in pratica sono l’esatto contrario, essendo schiavi loro stessi della struttura invincibile e potentissima della pubblica amministrazione: con il centro destra si è introdotta "l’innovazione" per cui per presentare una semplice DIA noi "professionisti" facciamo addirittura le veci delle guardia di finanza, dovendo verificare la regolarità contributiva dell’impresa esecutrice; con il centro sinistra ci obbligano ad essere ricchi per decreto e chi non ci riesce va a farsi fottere!

        No, non sei certo tu ad essere falsamente scandalizzato, anzi la tua iniziativa on-line è benemerita: ho letto or ora l’intervento di Cosimo che condivido appieno; scambiarsi liberamente idee non è ancora vietato, anche se, ne sono convinto, pur essendo tutto sotto controllo, chi ci legge non capisce o non vuole capire: ormai si sta mandando al macero un patrimonio di idee e di individualità che dal dopoguerra in poi ha fatto grande l’Italia. Il declino è nei fatti e i provvedimenti legislativi di ogni colore contribuiscono ad affossare ogni capacità.

        La burocrazia inutile costa oltre il 2,5% del P.I.L. e parallelamente la guerra all’evasione assume connotazioni repressive e illiberali che avranno solamente il risultato di cancellare le capacità espressive a vantaggio di un’architettura di regime che per autoalimentarsi con l’"imprinting" dei kapò della pubblica amministrazione (non è vero che lavorano solo di notte, ormai la loro arroganza li spinge oltre ogni confine alla luce del sole) si arricchisce di norme incomprensibili ai più.

        Non voglio proseguire perché potrei scrivere per 48 ore di seguito tanta è la rabbia che ho dentro!

        Ancora viva la libertà,

        Massimo

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        • "Carne da cannone"

          17 settembre 2006, di Giovanni Loi

          Caro Massimo,

          ho fatto bene a chiederti di chiarire meglio.

          Conoscendoti, infatti, mi sembrava strano che tu ti riferissi a me o ad anarchit.

          Intendiamoci, le critiche sono sempre benvenute e, a differenza del regime ordinistico, qui chi dissente ha gli stessi diritti di chi la pensa come noi.

          Purtroppo negli ultimi tempi sia i "nemici" sia alcuni "amici" hanno deciso di snobbare le critiche che arrivano da queste pagine, pensando così di esorcizzare le loro responsabilità.

          Si tratta di quel tipo di persona che si genuflette solo con chi sfascia vetrine o mette le bombe, piuttosto che cedere al dialogo di chi critica attraverso il ragionamento e la parola. Sono quelle stesse persone che predicano la "solidarietà del giorno dopo"; dopo che hanno costretto gli altri a vivere di stenti sotto un ponte. Guai infatti a contraddirli, sono talmente vendicativi che non ci mettono molto ad escluderti dai giochi professionali con quella violenza che solo loro sanno ultilizzare.

          Prova ne sia la proposta Mantini.

          Che cosa è se non una spedizione punitiva organizzata dal notabilato ordinistico?

          A proposito, non sono io ad aver detto "dipendenti di giorno e liberi professionisti di notte". Quella era solo una metafora di Cosimo. Io assisto tutti i giorni alla finta imparzialità di quei dipendenti pubblici che, senza problemi, fanno i liberi professionisti senza partita IVA, se non addirittura in nero, alla luce del sole.

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          • "Carne da cannone"

            19 settembre 2006, di massimo antonicelli

            Caro Giovanni,

            ti ringrazio per le tue puntuali risposte (ma come fai a stare dietro a tutti, vivi davanti al video?). Dici che molti amici e nemici snobbano e critiche delle pagine di Anarchit: non stento a crederlo, tu infatti sei un vero "rompi coglioni" (detto ovviamente con affetto, visto che, conoscendoti, la tua veemenza negli interventi "live" è verbale e sei lontano anni luce dalla violenza vera); forse proprio per questo la maggior parte dei tuoi interlocutori (che predilige le critiche edulcorate e ipocrite da salotto buono, sperando di acchiappare qualche incarico) non ti sopporta più. Ma, si sa, i caratteri non si cambiano di colpo e tu sarai sempre così, nel bene e nel male. Da parte "nostra" (io e gli altri tuoi interlocutori) dobbiamo approfittare della possibilità che hai aperto con la creazione di anarchit e del su forum on-line prendendo ciò che di positivo esprimi con le tue critiche spessissimo condivisibili.

            Aggiungo un’informazione tecnica che la dice lunga sulla nazione nella quale viviamo. Chi redige la modulistica di una semplice D.I.A deve raccogliere (tra l’altro) il cosiddetto D.U.R.C. (documento unico di regolarità contributiva) dell’impresa esecutrice dei lavori che si denunciano (ma non sarebbe meglio "segnalazione", invece di "denuncia"?); ebbene gli unici enti abilitati a rilsciare il DURC sono le Casse Edili, INPS ed INAIL non le rilasciano più: dunque le imprese, di fatto, se volgliono lavorare, sono obbligate ad iscriversi ad un ente sindacale (sia pur paritetico di organizzazioni dei lavoratori e delle imprese) ma pur sempre un organismo sindacale. E questo è passato nell’indifferenza (o nella scarsa sensiblità) ai tempi del centro-destra...

            Sempre viva la libertà,

            Massimo

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  • "Carne da cannone"

    13 settembre 2006, di Caterina

    Caro Giovanni, sono assolutamente d’accordo con te!In questa riforma non esistono destra, centro o sinistra, ma soltanto il futuro della nostra professione. Gli Architetti schierati dei vari partiti che ritengono secondaria la questione, dovrebbero essere molto più critici nei confronti degli stessi, se amano questa professione! Se non lo fanno, a mio avviso significa che hanno scappatoie in merito. Non è difficile pensarlo, dal momento che come "Cittadini Italiani" conosciamo bene il "sistema all’italiana", per non dire altro! Faccio appello veramente a prendere coscienza di quello che ci aspetta, come professionisti non inciuciati negli affari politici, prima che sia troppo tardi, prima che le cose precipitino inevitabilmente. Questo sistema malato andrà a peggiorare la riforma del libero mercato concorrenziale che l’Europa ci ha obbligato ad avere, con conseguenze anche sulle masse popolari!

    Altro che "sinistra" pro popolo!!!

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    • "Carne da cannone"

      20 settembre 2006, di Scatulin del luster

      Caro Giovanni, anche se stasera ci riuniremo per discutere sul come difenderci dalle furberie e abusi pensate dalla casta dei soliti "intoccabili dalla scienza infusa dell’architettura milanese", che sicuramente condizioneranno il nostro futuro, trovo il tempo per scrivere una cosa a tal proposito che, a mio parere, è degna di nota. Ieri sera, (martedì 19 settembre 2006)dalle 21.00 ca in poi su RAI TRE mi sono comodamente messo davanti alla televisione e ho seguito con molto interesse la nota trasmissione Ballarò. Oltre al "Paperino" Tremonti, era presente il Ministro BERSANI in veste ufficale portavoce del governo attuale. Per chi non avesse avuto modo di vedere la trasmissione, fondamentalmente incentrata sulla baruffa politica avente come oggetto la Telecom, mi pregiavo riportare il passaggio che il Ministro Bersani ha sottolineato sulla questione della riforma delle libere professioni(il "Decreto Bersani" appunto). Nel rispondere ad una avvenente Avvocatessa dell’ordine degli avvocati di vattelappesca sull’abolizione del minimo tariffario, il Ministro ha ribadito che, LA LINEA DI FONDO DEL DECRETO E’ FONDAMENTALMENTE QUELLA DI POTER DARE AMPIO SPAZIO NEL MONDO DEL LAVORO AI GIOVANI PROFESSIONISTI, e che questi si liberino dal giogo delle baronie e che avvocati abilitati (nella fattispecie) non siano costretti a fare fotocopie per dieci anni ricevendo spesso retribuzioni pari a €. zero mensili! Il ministro ha anche ribadito che l’Antitrust è chiamata in causa, nel suo decreto, per poter verificare che le norme previste nel decreto siano rispettate e non "gabbate" da circolari e postille di sorta (in riferimento nella fattispecie al tema dei conti bancari)che facciano sì che le innovazioni proprie del testo NON VENGANO Adottate. Quanto sopra si è concluso con l’intervento sempre fatto dal MINISTRO BERSANI -che riporto sempre in sunto- ove ha dichiarato che IL MINISTRO STESSO RICEVE LE LETTERE DEI COLLEGHI GIOVANI FARMACISTI, che favorevoli alla innovazione apportata dal Decreto, sono BOICOTTATI dagli ordini stessi e dalle case farmaceutiche che sono restie a legalizzare il mercato dei farmaci da banco a basso costo, INVIANDOLE all’ANTITRUST che le analizza e prende in esame caso per caso.

      Dopo sta filippica arrivo al dunque: A sentire il Ministro Bersani egli è convinto che sia giusto liberallizzare- sia a favore dei cittadini e sia favore dei giovani professionisti- le professioni......sperèmm che ascolti anche i giovani architetti milanesi ....."fuori casta"!!! ciao a dopo Lorenzo S.

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      • "Carne da cannone"

        11 novembre 2007, di medo

        Volevo precisare che il modo di dire "ESSERE CARNE DA CANNONE" deriva da "food for powder" ("carne da polvere", sottinteso "polvere da sparo"), frase detta da Falstaff riguardo ai propri soldati nel Re Henrico IV di Shakespeare, (parte prima). In seguito l’abate de Pradt (elemosiniere di Napoleone), dopo la morte dell’Imperatore dei Francesi attribuì per vendetta la frase "carne da cannone" a Napoleone stesso, che l’avrebbe detta riguardo i propri soldati. Solo gli studi di Giacomo Leopardi prima e del conte di Jaucourt riveleranno l’errore. Solo in seguito alla modifica delle regole di ingaggio delle guerre moderne, il termine è usato per definire generalmente i soldati appiedati ovvero la fanteria, in ogni guerra e soprattutto la Prima Guerra Mondiale esposti al fuoco delle artiglierie di terra e quindi di mitraglie e cannoni.

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